La paura, stato mentale associato al pensiero negativo di un possibile futuro catastrofico, che blocca il presente.

Come viviamo nella paura? In costante apprensione, con il terrore come unica modalità di vita. La paura martella la mente, non lascia spazio ad altro se non al presagio di scenari tragici, che percepiamo come reali nonostante rappresentino solamente un’ipotesi. E il cervello, che non fa differenza tra emozioni create da realtà concrete o semplicemente da pensieri, agisce attivando segnali di stress. Stressati siamo più stanchi, poco lucidi, nervosi, agitati, e il sistema immunitario si indebolisce.

Progetti, sogni, obiettivi, desideri, improvvisamente, vengono meno, un blackout totale spegne tutto ciò che è stato fino a questo momento. Una luce si accende, ma è la luce d’emergenza, quell’intermittenza continua a costante che, come la goccia d’acqua che picchietta la testa, logora, l’ansia aumenta, arrivano preoccupazione, paura, panico. Il risultato è deleterio, perché questo stato di incessante apprensione riesce a dominare le menti, ad avere il controllo, sulla percezione della realtà e sui comportamenti. Senza rendercene conto siamo trascinati in un meccanismo di cui non abbiamo il controllo: più proviamo paura e più sentiamo il bisogno di alimentarla attraverso informazioni negative, catastrofiche, allarmistiche che ne aumentano il potere. La paura si nutre, cresce a dismisura, coinvolgendo le persone intorno a noi e ogni cosa, e provare a sentirci bene, nonostante la tragedia, produce grandi sensi di colpa. L’auto-giudizio ci punisce, bloccandoci, arrestando ogni azione o pensiero positivo. Ma siamo noi a scegliere di mantenere lo stato d’ansia credendo che sia il modo corretto per entrare in empatia con chi prova dolore e con la situazione stessa, senza renderci conto che le emozioni negative agiscono sulle persone indebolendole, ma non solo, plasmano la realtà facendola assomigliare esattamente a ciò che provano.

Guardiamoci allo specchio: i pensieri positivi distendono i muscoli del viso, mentre l’ansia ci contrae, ci irrigidisce. Questo è l’effetto sul singolo individuo, pensate all’effetto che la paura può avere se a viverla sono quasi otto miliardi di persone: la realtà sarà lo specchio del loro vissuto.

L’intera umanità, ora, sta vivendo nel terrore: per i virus, per la guerra, per la fame e per tutte le altre malattie terribili che l’affliggono: la paura ci tiene in scacco. Ma che cosa si può fare?

Riprendere il controllo di noi stessi per scegliere come sentirci. I nostri sensi di colpa non sono in nessun modo necessari, in quanto non portano a una risoluzione del problema, anzi bloccano un eventuale flusso di energia positiva che invece potrebbe aiutarci ad affrontare la situazione agendo correttamente per il nostro bene e quello degli altri. Immaginate se la popolazione globale uscisse all’unisono dallo stato di paura e iniziasse a nutrirsi, invece, di speranza, bellezza e amore. Nessun virus riuscirebbe mai a vincere la forza della vita.

Provate a sedervi sul letto o sul divano, chiudete gli occhi e sentitevi come se fosse tutto finito, vedetevi felici mentre tornate alla vostra vita, la mente libera di essere, progettare, sognare, ma con maggiore consapevolezza. Quanto riuscireste a fare per gli altri, in questo momento, se dentro di voi permanesse quello stato mentale di serenità e pace? Lasciate che la paura scorra dentro di voi e si dissolva, riempite lo spazio che occupava con bellezza, armonia, gioia e benessere a affrontate la tragedia con questo spirito: aiuterà voi stessi e tutti noi.

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