L’Italia è immersa in un silenzio surreale.

Un silenzio che sta trattenendo il fiato, contratto, nell’attesa. Un nemico che non possiamo guardare negli occhi, sfidare e da cui non ci sappiamo difendere.

Per la prima volta viviamo di una distanza che ci avvicina livellando le disparità. Il virus della globalizzazione. Lo spazio che ci divide è colmato dalla nostra paura. La stessa paura in ogni luogo, in ogni tempo.

L’ansia per l’oggi e per ciò che sarà. La tragedia che stiamo vivendo ci mette davanti responsabilità che abbiamo sempre ignorato o scansato con indifferenza come si fa con le briciole sul tavolo.

Osservando le tragedie altrui con distacco, a volte severo, abbiamo vissuto nella sicurezza di un paese saldo, e ora, che la struttura cede, stiamo sperimentando com’è, essere gli altri.

Si parla di cambiamenti, di risvolti positivi in un mondo che è irreparabilmente sconvolto, azzerato, resettato. Si invoca il risveglio di coscienze finora rimaste assopite dalla convinzione di superiorità evolutiva. Il male che non viene per nuocere, ma per dare la possibilità al genere umano di redimersi.

Saremo davvero in grado di raggiungere la consapevolezza di cui abbiamo bisogno per cambiare la nostra esistenza e quella di un pianeta che sta lottando contro di noi per la propria sopravvivenza?

Ci sentiremo realmente così diversi, cresciuti interiormente da abbracciare senza indugio quelle responsabilità scansate fino a poche settimane fa dandoci da fare e battendoci per un futuro equo e sostenibile?

La rabbia che stiamo accumulando per le ingenti perdite economiche, l’ansia che cresce giorno dopo giorno in una condizione di vita drammatica, il senso di soffocamento e frustrazione provocati dall’obbligo di fermarsi: questa è la condizione in cui ci troveremo ad affrontare la nostra nuova vita quando la tempesta avrà esaurito la sua furia.

Sì, non sarà più come prima, è vero: potrebbe essere addirittura peggio.

I grandi cambiamenti non si pianificano con la rabbia di chi ha bisogno di rivalsa. Le emozioni che spingono verso l’esterno, fuori da se stessi, verso un tipo di azione totalmente incosciente, perché non supportata da una saggezza interiore, non possono in alcun caso essere utili a progettare e realizzare un mondo più sano, pulito, etico.

È alquanto probabile che si assisterà a una corsa per l’accaparramento di più vita “persa” possibile. In denaro e in socialità. Tutti fuori. E alle riflessioni troppo impegnate fatte in tragedia, non ci penserà più nessuno. Si farà festa, ci si sentirà in diritto di avere, di prendere ancora di più. Sarà la ricompensa per aver resistito, per aver tenuto duro. Dopo un dolore così forte, dopo un trauma globale con scenario apocalittico, l’unico desiderio sarà quello di una vita spensierata, leggera.

E sarà una vita ancora più accelerata, più frenetica e materialista. Nessuno, di nuovo, avrà a cuore il futuro dell’umanità e del pianeta.

Ma il karma non conosce tregua, non si riposa, chiede risoluzione.

Il genere umano ha grandi colpe da espiare, indifferenza, avidità, superficialità, pesano sul destino di tutti noi. L’universo agisce mandando avvisaglie di insofferenza, e se il cambiamento necessario non avverrà, si abbatteranno su di noi altre sciagure e sempre più feroci.