Esiste un progetto Canadese, per la precisione di Montréal: persone senza dimora vengono inserite in un programma di recupero sociale. Nel 2014 la Fondazione Accueil Bonneau, con la collaborazione dell’azienda di apicoltura urbana di Montréal, ha dato il via a questo progetto ottenendo ottimi risultati.

Il progetto Accueil Bonneau

I risultati del programma sono stupefacenti su più fronti. Anzitutto allevare api contribuisce a sostenerne la salvezza. Tutti siamo al corrente del pericolo che ormai corrono questi preziosi insetti. Scegliere di occuparsi di loro è sinonimo di grande responsabilizzazione nei confronti del pianeta. E che a farlo siano proprio coloro che dalla vita su questo pianeta sono stati esclusi, ha un significato profondo che deve far riflettere. Due diversi tipi di esseri viventi, entrambi ignorati e bistrattati, si concedono la meravigliosa possibilità e occasione di salvarsi a vicenda. Probabilmente instaurando un dialogo di comprensione e compassione che noi, gente comune, non possiamo neanche immaginare.

Senza dimora, il significato

Senza dimora, termine più appropriato rispetto ad altri che cavalcano l’onda del giudizio e della discriminazione, non significa solo senza casa o senza tetto. Il concetto non riporta unicamente verso la mancanza di una dimora fisica, ma anche sociale. In spagnolo senza dimora si dice sin hogar, che si usa per intendere sia casa che famiglia.

I problemi di queste persone hanno radici sociali, mentre le conseguenze diventano di tipo pratico ed economico. Tutto dipende dalla perdita di fiducia nella vita, la quale porta verso la chiusura sociale. Non si sceglie di vivere per strada in povertà perché si è felici, lo si fa perché non si ha più la speranza di esserlo.

Conseguenze sociali dei fallimenti personali

La nostra società è basata su regole molto competitive, chi non riesce ad adeguarsi è a rischio esclusione. Eh sì, proprio come le api. Le regole dettate dalla malattia del capitalismo, purtroppo non conoscono empatia. Alcune persone, sicuramente fragili, dopo svariati tentativi di costruirsi una vita sulla base di queste regole imposte dalla società odierna, soccombono. La conseguenza è la chiusura di ogni genere di rapporto sociale, un isolamento. Una scelta che spesso viene celata dietro un desiderio di sentirsi liberi, che in realtà, invece, evidenzia una sofferenza. La parola chiave è rinuncia. Quando i fallimenti della vita sono tanti, l’atteggiamento di rinuncia arriva quasi in maniera naturale. La paura di ritentare di nuovo lascia inermi ed è facile cadere dall’altra parte, nell’apatia, nella rinuncia, appunto, alla vita.

E basta poco, un’etichetta assegnata dalla società e tutto diventa reale: si è fuori dal gioco della vita.

La situazione italiana

In Italia il numero delle persone senza dimora è di circa 50.000. Il nostro paese ha abbracciato un metodo chiamato housing first, già sperimentato all’estero con buoni risultati. Questo metodo prevede, al contrario del precedente, l’assegnazione, in primis, di una casa in cui vivere. Ciò per permettere alle persone di riacquisire fin da subito uno stato di “normalità”. È stato riscontrato, infatti, grazie a questo metodo, un forte miglioramento della socializzazione. Inoltre, grazie alla responsabilizzazione che deriva dal doversi occupare di una casa, le persone hanno diminuito il consumo di droghe e alcol e sono, in tanti casi, riuscite a trovarsi un lavoro.