Lo scrittore francese Jean Giono, ne “L’uomo che piantava gli alberi”, racconta la storia di un vecchio pastore che decide di ritirarsi in solitudine in una zona di montagna disabitata. Con amore, pazienza e dedizione, seleziona e semina quotidianamente ghiande. Il risultato è sorprendente: con la riforestazione, gli animali tornano a popolare quella terra un tempo vuota e deserta, le fonti ricominciano a scorrere e gli esseri umani ritrovano le condizioni adatte per costruire villaggi e dare, così, continuità alla vita. Tutto questo grazie al pensiero libero di un unico uomo, la cui personalità indimenticabile, come la definisce Giono, ha donato bellezza e prosperità al mondo.

Giono scrive: “Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole”.

Nella realtà non letteraria, ci sono volute due persone e una raccolta fondi, ma sempre e comunque un nonnulla rispetto all’intera popolazione della Terra. Il concetto rimane lo stesso: servono la volontà umana e l’amore per il prossimo, per operare nell’interesse, non solo individuale, ma globale.

È il 1998, Sebastião Salgado, fotografo brasiliano conosciuto in tutto il mondo per aver documentato, attraverso i suoi reportage, situazioni di degrado, guerra e povertà estrema, torna in Brasile e prende la decisione di fare sua un’idea della moglie, Lélia Deluiz Wanick Salgado, pur considerandola un po’ folle.

Tra le varie definizioni della parola folle sul dizionario Treccani, si legge: “si dice comunemente di chi concepisce cose non vere o irrealizzabili”.

Salgado aveva portato alla luce, durante la sua carriera artistica, la realtà, brutale e feroce, della sofferenza, della morte e della distruzione, ma sapeva, da essere umano, di avere anche il compito di contribuire a creare una realtà migliore, che avesse come presupposto l’amore per la Terra.

Nel 2018, 20 anni dopo il concepimento di quell’idea ritenuta un po’ folle, Sebastião e Lélia contano più di 4 milioni di piante allevate in vivaio e poi trapiantate. Hanno riforestato circa 17.000 acri di terra nella valle del Rio Doce, dove si è assistito, tra l’altro, al ritorno di specie animali dichiarate in via d’estinzione.

A volte, propositi che all’apparenza possono sembrare irrealizzabili, costituiscono invece la strada per la nostra libertà e la nostra salvezza, come individui e come abitanti di questo pianeta.

Pensare in modo differente è l’unico modo che abbiamo per restituire bellezza a un mondo in cui la disarmonia e la distruzione stanno diventando la normalità.

Se Salgado avesse messo da parte l’idea della moglie, perché troppo lontana e diversa da quelle realtà considerate comunemente possibili, non avrebbe potuto donare questo respiro di vita alla Terra.

È attraverso il pensiero libero – che diventa gesto –  dei coniugi Salgado, che il racconto di Giono prende vita, trasformandosi in concreta e pura meraviglia umana che crea, anziché distruggere e che restituisce al mittente la parola folle, sostituendola con termini più appropriati come: possibile, concretizzabile, fattibile.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Il tuo nome