Si trova a Santarcangelo di Romagna la comunità artistica del riciclo che crea installazioni di cosiddetti mutanti utilizzando materiali di scarto e chiamata, appunto, Mutonia. Il villaggio sorge lungo il Marecchia, fiume che nasce nell’appennino tosco-emiliano e si sviluppa costeggiando la Valmarecchia, sfociando nel Mar Adriatico nei pressi di Rimini.

Mutonia, denominata anche parco artistico, ha una storia molto particolare che inizia a Londra a metà degli anni ottanta. È un luogo estremo, in cui non si trovano quasi tracce della vita comune a cui siamo generalmente abituati. Forse è esattamente questo che la rende affascinante e curiosa per noi che consideriamo normale poter attingere quotidianamente a ogni tipo di comodità.

Di cosa si occupa Mutonia

Mutonia è una comunità che vive basando la propria esistenza sul lavoro artistico e manuale. La scelta di privarsi di qualsiasi agio di un modo di vivere classico, è dovuta a idee radicali rispetto alla vita. Queste idee riflettono il rapporto uomo-natura o i benefici apportati dall’arte e dalla creatività, contro uno stile di vita urbano, caotico e assolutamente non stimolante.

A Mutonia ci si imbatte in creature strane, mitologiche, mostruose. È un viaggio nella dimensione sognatrice di un set cinematografico, lontana da ogni nostro modo di concepire il mondo. Gli abitanti, tutti artisti, inventano e costruiscono automi, robot, anche meccanici, utilizzando solo materiali di scarto. Questi materiali, che hanno così la possibilità di continuare il loro ciclo di vita, sono pezzi di automobili, di plastica, tubi o motori.

Il ready made di Mutonia

Ogni materiale utilizzato a Mutonia riacquista non solo nuova vita, ma anche un significato altro, a supporto, si potrebbe dire, di quel pensiero artistico che voleva che ogni oggetto del quotidiano potesse diventare oggetto d’arte. Era il 1915 quando iniziarono gli esperimenti di Duchamp, seguito a ruota da Man Ray, Picabia e Manzoni con l’arte concettuale del ready made. Un processo mentale che passava attraverso l’assegnazione di un ruolo diverso a un oggetto comune. Un oggetto estraniato dal proprio contesto normale e messo, per esempio, in una galleria d’arte, acquistava un significato altro e diventava opera d’arte. Nonostante i materiali recuperati a Mutonia vengano assemblati tra loro non costituendo oggetto d’arte a sé, il processo mentale può ricordare quello del ready made. Ogni oggetto recuperato assume un ruolo diverso da quello per cui era stato concepito, contribuendo alla creazione di un’opera d’arte.

La storia di Mutonia

Il progetto nacque a Londra a metà degli anni ottanta con il nome di Mutoid Waste Company. I fondatori furono lo scrittore britannico Joe Rush e Robin Cooke. Il Mutoid Waste Company fu la naturale conseguenza del periodo storico estremamente orientato verso il capitalismo in cui si trovava immersa l’Inghilterra in quegli anni. Margaret Thatcher aveva attuato manovre repressive vietando addirittura gli scioperi. Parte del popolo si scoprì improvvisamente povera e trovandosi senza casa occupò luoghi abbandonati. Fu in questa dimensione ai margini che prese vita il progetto di Mutoid Waste Company. La comunità approdò in Italia negli anni novanta, precisamente a Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini, dopo essersi spostata per qualche anno a Berlino. Dopo varie vicissitudini in cui rischiò lo smantellamento, il comune di Santarcangelo respinse l’ordinanza del TAR che chiedeva la demolizione di Mutonia e le città di Bologna e Ravenna la dichiararono “bene cittadino”.