“Ora più che mai, il brand seguirà il proprio ritmo legittimando il valore del tempo e connettendosi globalmente con le persone, avvicinandosi a loro nei propri spazi e vite. Con questa strategia, Saint Laurent non presenterà le sue collezioni in nessuno degli appuntamenti del 2020 già stabiliti.”

Questa la decisione presa pochi mesi fa dalla casa di moda Saint Laurent. L’anno complicato in cui viviamo, sta chiamando alla riflessione diverse firme dell’alta moda, settore che già si trovava in difficoltà da un po’ di tempo.

La moda si ripensa e si reinventa, cogliendo l’imprevisto fallimento di quest’anno come occasione per unire tutti i punti del discorso avviato in precedenza. Ed ecco che, scrollandosi di dosso la polvere, inizia a delineare il suo nuovo percorso all’insegna di esigenze di mercato più fresche e attuali.

Stagionalità, schema obsoleto

Qualche mese fa anche Giorgio Armani si era espresso per ribadire ciò che già sosteneva da anni. La moda non può più essere così veloce, bisogna ritornare ai tempi in cui gli abiti erano creati per durare. Questo concetto di recupero di stili di vita del passato, era accompagnato da un pensiero del tutto innovativo: le collezioni stagionali non servono più.

In un’ottica di mercato globale, in cui i clienti acquistano da ogni angolo del mondo, che senso ha proporre sfilate con collezioni autunno-inverno e primavera-estate?

Il dibattito è aperto e ogni stilista sta elaborando la propria personale risposta. Saint Laurent non parteciperà, ad esempio, alle canoniche sfilate annuali, ma si prenderà il tempo e il respiro per organizzarne quando riterrà opportuno farlo. Presumibilmente scegliendo di seguire un tempo più lento: un tempo umano.

Sfilate, sono ancora utili?

Facendo un ulteriore passo in avanti viene da chiedersi se effettivamente, nell’era digitale, ancora ci possa essere bisogno della presenza delle sfilate. È vero, sono un enorme impiego di tempo e denaro e di certo due sfilate annuali non hanno più senso.

Il mercato, ormai globalizzato, richiede che vengano meno le distinzioni basate sul tempo e sullo spazio. Richiede di ragionare in termini di approssimazione e legame reciproci. Solo così sarà possibile una nuova alta moda. Per questo, diversi stilisti stanno modificando i loro modelli di organizzazione, a oggi obsoleti, per passare alla creazione di un’unica sfilata annuale. Sfilata che conterrà abiti invernali ed estivi insieme.

L’era digitale nella moda
  • Si è svolta a luglio la Milano Digital Fashion Week, la prima fashion week interamente digitale.
  • Sul web è entrata in scena Net-a-Porter, piattaforma digitale che raccoglie le grandi firme permettendo di acquistare in sicurezza gli abiti più ricercati.
  • Chanel, dopo aver annullato la propria sfilata, ha deciso di sfilare in digitale.

Alla luce di queste informazioni, si possono fare due considerazioni. La prima riguarda l’irrinunciabilità del digitale, realtà che permette la comunicazione a distanza. Seconda: sicuramente la moda, ora che di mezzi alternativi è stata costretta a vivere, farà tesoro delle novità apportate e intraprenderà una nuova strada. Ma non è così semplice: come poter trasmettere la sensazione che si prova tenendo il tessuto di un abito tra le mani, attraverso il digitale? Questa sarà la grande sfida del futuro, che per il momento lascia il posto alla soluzione ibrida del vero, della presenza, abbinata al digitale.