Camminare fa bene, si sa, ma sfatiamo un mito: non sempre fa dimagrire. Dipende anzitutto dalla nostra forma fisica e dalle abitudini quotidiane, in secondo luogo da quanto e a quale velocità e pendenza camminiamo.

Se siamo allenate, la camminata per noi avrà benefici ridotti, in quanto siamo abituate a sforzi maggiori; diverso sarà se invece abbiamo uno stile di vita sedentario e siamo in sovrappeso: allora può rappresentare senz’altro un buon inizio di allenamento, che poi, con il tempo, andrà modificato per sollecitare maggiormente i muscoli con un aumento della pendenza, della velocità e l’aggiunta di esercizi mirati.

Siccome per l’essere umano camminare è un’attività naturale, il nostro corpo è predisposto a consumare meno energia possibile, di conseguenza le calorie bruciate senza pendenza e con velocità ridotta, saranno relativamente poche. Affinché si possa considerare un allenamento, bisogna aumentare gradualmente lo sforzo fino ad arrivare al limite della corsa o camminare in montagna dove salite e discese rappresentano un efficace esercizio di tonificazione.

In ogni caso, comunque, la camminata, anche se lenta e al di là, quindi, di un contesto di allenamento sportivo, ha tanti vantaggi: scioglie i muscoli –  soprattutto se soffriamo di mal di schiena aiuta ad alleviare il dolore causato dalla rigidità muscolare – allena il cuore, aumenta le difese immunitarie e rinforza le ossa.

Se viviamo in città è chiaramente meglio optare per una passeggiata al parco, ma andare a piedi è di grande utilità per perdere la brutta abitudine di prendere sempre l’auto, quindi, benvenga. L’auto non è un mezzo efficace per respirare meno smog: prima di tutto diventiamo noi stesse artefici di inquinamento atmosferico e, inoltre, già diversi studi hanno rilevato una forte presenza di polveri sottili anche negli abitacoli, soprattutto in condizioni di traffico intenso. Qualcuno deve pur iniziare a dare il buon esempio, solo così camminare può diventare uno stile di vita diffuso e dare come risultato di avere città un poco più vivibili.

Detto questo, una passeggiata tra il verde non ha sicuramente eguali,  respiriamo aria qualitativamente più salubre, miglioriamo il nostro umore e ci liberiamo dai pensieri della vita frenetica a cui siamo abituati.

Vi siete mai chieste come mai la natura abbia un effetto così rilassante sulla nostra psiche?

Kandinsky, pittore fondatore dell’astrattismo, che visse a cavallo tra il XIX e il XX secolo, fece un lunghissimo studio sui colori dettato dal desiderio di conoscerne il significato interiore. Secondo Kandinsky i colori dialogano direttamente con l’anima e ognuno produce una diversa reazione su di noi. I colori caldi si muovono dalla superficie verso chi guarda, i freddi si allontanano da chi guarda. Il giallo, colore caldo per eccellenza, che eccita l’uomo rendendolo irrequieto, è difficile da osservare troppo a lungo. Il blu, colore freddo, al contrario del giallo, dà senso di quiete e profondità e, allontanandosi dall’osservatore, lo richiama verso l’infinito. Mescolando questi due colori, diametralmente opposti, si ottiene il verde, che è un colore immobile: i movimenti del giallo e del blu si neutralizzano a vicenda e nasce la quiete.

“Il verde non si muove in alcuna direzione e non ha alcuna nota di gioia, di tristezza, di passione, non desidera nulla, non aspira a nulla. È un elemento immobile, soddisfatto di sé, limitato in tutte le direzioni”, affermò  Kandinsky. Camminare tra il verde, quindi, immobilizza i pensieri e le emozioni, tutto si ferma, generando in noi un senso di pace assoluta e di appagamento. La natura ci aiuta a placare il movimento continuo dei vari colori che creano un turbinio di emozioni, facendoci provare, dopo un po’, quella sensazione di sfinimento e stordimento a cui rispondiamo, di solito, con un forte bisogno di staccare la spina da ogni cosa e prenderci una pausa.

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