“Io difendo il ritmo umano: il tempo preciso, né più né meno, che serve per fare le cose per bene. Per pensare, per riflettere, per non dimenticare chi siamo”. Sono le parole che Luis Sepúlveda pronunciò nel 2013 per riassumere il significato della favola Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, da lui scritta.

A parlare di rallentamento e di bisogno di lentezza, percorrendo quasi esattamente le stesse parole di Sepúlveda, oggi è lo stilista Giorgio Armani, con una lettera aperta a Women’s Wear Daily, rivista specializzata nel settore moda. Un punto di vista, il suo, che pur riguardando nello specifico una piccola fetta della società, giunge, in ogni caso, alla stessa conclusione dello scrittore cileno: “L’emergenza attuale ⦋…⦌ dimostra come un rallentamento attento e intelligente sia la sola via d’uscita. Una strada che finalmente riporterà valore al nostro lavoro e che ne farà percepire l’importanza e il valore veri al pubblico finale”.

Armani vive il periodo di profonda crisi economica e umana attuale, come un’opportunità per porre in essere cambiamenti in un settore, quello dell’alta moda, ormai fortemente avvelenato da abitudini non più accettabili da un punto di vista etico; ma il problema è ovunque, la disumanizzazione determinata dalla frenesia, dalla mancanza di cura e attenzione al presente, è riscontrabile in qualsiasi settore o esperienza umana.

“⦋…⦌ il lusso”, continua Armani,  “richiede tempo, per essere realizzato e per essere apprezzato”. Ovviamente in questo caso il lusso è da intendersi non come ostentazione, ma come valore aggiunto, qualcosa di prezioso in quanto poco accessibile, raro e qualitativamente eccellente.

Il tempo, dello stilista e dello scrittore, è quindi quello originario del respiro, del battito del cuore, del tremolio delle foglie, del viavai delle onde. Percepire, restare in ascolto per interiorizzare, fare proprio, accompagnandolo, quel ritmo naturale scandito dall’universo, che solo rallentando possiamo scorgere dentro di noi.

Il tempo, quello soffocato da una maschera muta dal volto dolente e implorante, costretto in abiti ostili, alieni alla sua armoniosa e melodiosa essenza.

Parlare del tempo come di un lusso, oggi, è pura retorica, eppure è solo nel momento in cui stiamo sgretolando tra le mani quella retorica, restituendo al tempo le sue reali sembianze, che riusciamo finalmente a percepirne, in maniera tangibile, il profondo significato.

I vincoli stabiliti dalla vita, nel momento in cui ci reimmergeremo nelle acque salate della contemporaneità, non potranno permettersi la dolcezza, gentile e paziente, del tempo dilatato in cui abbiamo straordinariamente fluttuato finora. Ma adesso che sappiamo e abbiamo compreso, dobbiamo capovolgere l’ampolla e riversare su noi stessi la responsabilità morale nei confronti di questa preziosa occasione che ci è stata concessa, per mantenere vive con fermezza le abitudini e le conoscenze apprese, affinché anche le nostre reali sembianze ci vengano restituite e possano riflettere la rifiorita e rinnovata luce del tempo.

“Tutto ciò che hai visto, tutto ciò che hai provato, amaro e dolce, pioggia e sole, freddo e notte, è dentro di te, e pesa, ed essendo così piccola quel peso ti rende lenta”. È la lumaca della favola, raccontata da Sepúlveda, a insegnarci che la lentezza è il peso di ciò che abbiamo amato, curato, cresciuto, osservato, atteso; è la casa che trainiamo lungo tutto il viaggio, ricco e corposo quanto più siamo capaci di rallentare, dilatare, estendere il tempo. Quanto più siamo capaci di esistere.