Gli svantaggi a cui la globalizzazione, in atto ormai da decenni, ha portato, sono sotto gli occhi di tutti: la libera circolazione di merci, persone, idee ha reso tutto più vicino e accessibile, è vero, ma al contempo si è accentuato il divario tra ricchi e poveri, concentrando la ricchezza nelle mani di pochi, consegnandola alle grandi compagnie, alle multinazionali, a scapito delle piccole aziende, che non essendo più competitive, si sono fatte da parte.

Lo stretto contatto di tante culture, ha amplificato fenomeni come razzismo e xenofobia e ha innescato, contemporaneamente, un inevitabile processo di perdita d’identità.

La cultura occidentale, fondata sullo sviluppo e sulla crescita economica, ci ha privati dei valori necessari alla vita umana, generando una palpabile insicurezza nelle relazioni sociali. In nome del progresso economico, abbiamo messo da parte le ricerca del benessere collettivo, obiettivo che invece avremmo dovuto perseguire. E in nome della corsa alla ricchezza, ogni azienda ha sfoderato le proprie armi, spesso ricorrendo a sistemi i cui valori fondamentali, sui quali si dovrebbe fondare l’etica del lavoro, come il rispetto, la professionalità, la competenza e la qualità, vengono meno per colpa di una perdita di etica dal punto di vista umano. I conflitti sociali, originatesi a causa del bisogno di incrementare le entrate economiche hanno, il più delle volte, confinato i principi etici a semplici slogan aziendali, una presenza di facciata, di immagine ma non confermata nella sostanza. Si è creato enorme senso di disagio tra le persone, tanto che stiamo infatti assistendo alla ricomparsa di piccole realtà locali in cui l’approccio con il cliente riscopre l’umanità e il vantaggio risulta evidente: un lavoro qualitativamente alto per una maggiore soddisfazione e gratificazione da entrambe le parti.

Noi italiani siamo per cultura innamorati dei rapporti umani, delle emozioni, dei sentimenti. Anche il nostro cinema lo dimostra con soggetti che nella maggior parte dei casi indagano fatti di vita personale, disagi sociali e storie d’amore. Amiamo sentirci a casa ovunque, fare due chiacchiere sincere anche con chi non conosciamo, siamo abitudinari: il giornale nella stessa edicola, il caffè allo stesso bar, due sorrisi e andiamo al lavoro con il cuore leggero.

Ora invece viviamo in una realtà che a noi risulta distorta, in cui la fidelizzazione del cliente non esiste più: il rapporto azienda-cliente è diventato freddo o esageratamente coinvolgente tanto da mostrarne le forzature volte unicamente a fare cassa. Quando entriamo in un negozio, siamo costretti a rifiutare continuamente proposte insistenti e manipolatorie, se contattiamo un’azienda per un servizio ci scontriamo con metodi di lavoro approssimativi e superficiali.

Accuratezza, coerenza tra ciò che si pensa, si dice e si fa, correttezza nelle relazioni, chiarezza, sono tutti valori etici importanti sul lavoro ma anche nella vita. Purtroppo si è creato uno scollamento tra vita personale e professionale che ha generato insoddisfazione del lavoratore e del cliente per colpa dell’ansia del profitto, a svantaggio di tutto un insieme di principi che dovrebbero rispecchiare le convinzioni profonde di una persona, incentivandola a metterle in pratica tanto nella vita quanto nel lavoro, per la propria autostima e la serenità di tutta la collettività.

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