Eudaimonia e imprenditoria felice

Eudaimonia, daimon, kalokagathìa. Questi i termini entro cui i filosofi greci racchiusero il significato dell’esistenza umana e la disciplina che regolava la vita sia pubblica che privata. Una società può funzionare solo se i cittadini hanno come punto di riferimento la ricerca del buono e del bello. Al centro di ogni cosa, infatti, troviamo la bellezza. La bellezza delle forme, dei gesti, dei pensieri, del corpo. Per questo cerchiamo una relazione tra Eudaimonia e il concetto di imprenditoria felice.

Le parole di Platone sono esplicative:

Chi si dedica alla ricerca scientifica o a qualche altra intensa attività intellettuale, bisogna che anche al corpo dia il suo movimento, praticando la ginnastica, mentre chi si dedica con cura a plasmare il corpo, bisogna che fornisca in compenso all’anima i suoi movimenti, ricorrendo alla musica e a tutto ciò che riguarda la filosofia, se vuole essere definito, giustamente e a buon diritto, sia bello sia buono”.

Il benessere alla portata di tutti

Il benessere è determinato dalla concomitanza di tanti fattori. La felicità, che è molto più di piccoli attimi di vita, come spesso viene sostenuto, si può meglio definire come uno stato mentale permanente. Sta a noi ricercarla, ovviamente, ma per farlo è indispensabile possedere i strumenti opportuni. È facilmente intuibile, che non si possa essere felici in un contesto in cui le persone che appartengano alla nostra comunità non lo sono. Pertanto, il compito di promuovere il benessere, considerandolo il punto cardine verso cui far convergere ogni decisione, dovrebbe essere in primis delle istituzioni. Ogni persona ha diritto di essere messa nelle condizioni ottimali per poter aspirare a una vita felice. Il compito delle istituzioni è insegnare i principi etici fondamentali per vivere serenamente all’interno della società e con se stessi.

Daimon e kalokagathìa, la chiave per la felicità

Secondo Platone, per ottenere la felicità (eudaimonia), era necessario prima di tutto essere guidati da un daimon. Il daimon era una sorta di spirito guida che rappresentava la coscienza e che conduceva una persona verso le giuste scelte.

Ora non è diverso: i valori promossi da un paese devono essere funzionali alla creazione di una forte consapevolezza all’interno della società. Questo perché, avere coscienza di sé permette di riconoscere ciò che è utile per il raggiungimento dello stato di benessere. Ovvero di ricercare il buono e il bello (kalokagathìa), che portino alla realizzazione di una crescita personale. La parola chiave è virtù. Tendere a conquistare le virtù della bellezza, cioè della bontà interiore e, altrettanto importante, esteriore, con dedizione e cura per il proprio corpo.

In conclusione, per raggiungere l’eudaimonia si dovrà condurre uno stile di vita alla ricerca dell’armonia di ciò che si è e di ciò che si fa.

Economia della bellezza

Subito dopo le istituzioni, la categoria che ha maggiori responsabilità etiche nei confronti della propria società, è quella imprenditoriale.

Gli imprenditori ricoprono un ruolo fondamentale per la crescita, in termini di principi etici, di un paese. Hanno il dovere morale e civico di produrre un’offerta sostenibile che diffonda e promuova la bellezza e il benessere sotto ogni aspetto. Mettendo a disposizione della società, le loro competenze ed esperienze, possono contribuire ad accrescere la consapevolezza tra le persone e di conseguenza il loro benessere.

Un’offerta sostenibile, crea tra i cittadini la possibilità di accedere a un tipo di prodotto realizzato secondo il rispetto e la ricerca della bellezza. Un prodotto buono e bello è frutto di un attento lavoro di precisione, rifiniture, amore per la cultura, rispetto per l’ambiente e la vita.

Eudaimonia del lavoro

La questione dell’eudaimonia lavorativa, la felicità sul lavoro, è molto attuale e rientra nel tema della sostenibilità aziendale. Si parla di Eudaimonia e imprenditoria felice. Le condizioni dei lavoratori dipendenti sono ovviamente essenziali per un’azienda, sia dal punto di vista del profitto che umano. Si parla meno, però di quanto sia altrettanto importante l’eudaimonia dell’imprenditore. L’imprenditore, come abbiamo detto, ha responsabilità nei confronti della società in cui vive: dei dipendenti, dei clienti e anche di se stesso.

Per questo, è essenziale che, prima di essere imprenditore, sia cittadino: la coscienza di sé, l’etica, la bellezza armonica, devono essere certi e tangibili. Un imprenditore che si prenda cura di se stesso, del suo corpo e della sua anima, otterrà sicuramente un prodotto eccellente, curato e attento. Questo perché, oltre a lavorare meglio, riuscirà anche a trasmettere l’etica del buono e del bello e l’amore per l’armonia ai propri dipendenti. Ricordiamolo: una persona può essere felice solamente vivendo in una comunità in cui lo sono anche gli altri.