Nonostante gli irragionevoli provvedimenti presi dal governo Trump lo scorso anno, pare che gli Stati Uniti, ispirati soprattutto dall’Italia, inizino a scegliere cibo più sano. Questo è un segnale decisamente positivo per il paese del cibo spazzatura per eccellenza, ma anche per l’Italia, che ha la possibilità, così, di aumentare le proprie esportazioni.

Scelte del governo in contrasto con quelle dei cittadini

È del 2010 la legge di Barack Obama, fortemente voluta dalla moglie Michelle, che imponeva alle scuole statunitensi di migliorare l’alimentazione dei ragazzi. Una decisione che riguardava sia il cibo confezionato venduto nelle macchinette, che quello proposto dalle mense. Più frutta e verdura e alimenti sani contenenti poco sodio e poco zucchero. Una battaglia, quella di Michelle, mortificata quasi 10 anni dopo dal preoccupante passo indietro del governo Trump. Proprio lo scorso anno, infatti, le disposizioni della legge Healthy Hunger-Free Kids Act di Obama, sono state posticipate al 2024. Di conseguenza le aziende dell’alimentazione e le scuole avranno tempo fino a tale data per adeguarsi. Un chiaro indicatore di arretratezza da parte di un governo che non segue le scelte dei propri cittadini.

Il cambiamento in atto

La popolazione statunitense sta da qualche anno cambiando rotta in fatto di scelte alimentari. Sorgono sempre più ristoranti vegetariani, vegan o che propongono cibi meno lavorati e più sani. Finalmente cresce la consapevolezza dell’importante valore rivestito da uno stile di vita basato su una dieta corretta e bilanciata. Nei supermercati questo dato è ampiamente visibile: ora si acquistano più prodotti freschi, mentre i cibi già pronti stanno subendo un forte calo delle vendite. Si preferiscono gli alimenti biologici, integrali e in generale tutti quelli più semplici.

Le nuove generazioni: i Millennials

A fare da traino pare siano i giovani, i cosiddetti Millennials, senz’altro più viaggiatori e informatizzati e di conseguenza anche più aggiornati. I Millennials sono tutte quelle persone nate tra la fine degli anni ’80 e i primi anni 2000. Coloro, cioè, che in questo momento hanno maggiore potere d’acquisto e producono più giro d’affari. Le nuove generazioni sono meno legate ai grandi marchi, alle scelte comuni e più propense a sperimentare cose insolite e particolari. Sono anche più attente alla salute, negli Stati Uniti negativamente influenzata dalla cattiva alimentazione che conduce spesso verso l’obesità e le malattie a essa connesse.

L’Italia fa scuola

Anche il mercato globale trae giovamento dalle scelte nutrizionali più consapevoli. Aumentano infatti le esportazioni in quei paesi, come l’Italia, in cui le aziende alimentari rappresentano l’eccellenza mondiale.

Tant’è che nei primi mesi del 2020 si è registrato un incremento delle esportazioni dall’Italia agli Stati Uniti. Indice, questo, del cambiamento che, seppur lentamente, sta avvenendo nel paese. I prodotti alimentari maggiormente esportati sono olio, vini e formaggi, per noi eccellenze da sempre. E ciò, nonostante i dazi imposti anche all’Italia che rendono molto più costose le esportazioni.

Le nuove tendenze alimentari che si stanno sviluppando ora negli Stati Uniti, corrispondo ai modelli su cui da sempre si basa la produzione alimentare italiana. Sicuramente le esportazioni aumenteranno ancora con il consolidarsi delle nuove consapevolezze acquisite dalla popolazione. E anche in funzione della legge Healthy Hunger-Free Kids Act, che nella sua applicazione necessita e necessiterà di maggiori attenzioni.

Per approfondimenti:

https://www.exportusa.us/esportare-prodotti-agroalimentari-statiuniti.php#:~:text=L’export%20di%20specialit%C3%A0%20alimentari,%25%20dell’export%20totale%20italiano