Sin dalla sua comparsa sulla terra, l’Uomo ha sempre cercato di modificare l’ambiente circostante per adattarlo alle sue esigenze. Le conseguenze sulla vita degli ecosistemi sono state nei secoli sempre più disastrose, soprattutto negli ultimi anni in cui le catastrofi sono molto più frequenti. La scomparsa delle biodiversità è una delle preoccupazioni maggiori della nostra contemporaneità così evoluta ma al contempo anche così arretrata.

Il rapido cambiamento dopo le rivoluzioni industriali

Fino agli anni delle due rivoluzioni industriali, la prima, ricordiamo, iniziata nel 1760, mentre la seconda nel 1870, la Terra ha mantenuto intatti gli equilibri. Inondazioni e alluvioni sono sempre avvenute con frequenza nella storia, ma i danni erano una naturale conseguenza della vita lungo i corsi d’acqua.

Ogni civiltà si è data da fare per risolvere al meglio il problema e poter continuare a sfruttare i vantaggi che la presenza dell’acqua aveva. Già i popoli antichi come gli Egizi, e i Sumeri prima di loro, conoscevano infatti le tecniche di costruzione delle dighe e dei canali.

Ma è a partire dall’utilizzo di nuove fonti energetiche, i combustibili fossili, e dall’introduzione dei prodotti chimici, che la situazione, neanche tanto lentamente, è precipitata.

L’arrivo dell’inquinamento

Il grande problema, almeno iniziale, è stata la totale mancanza di consapevolezza delle conseguenze a cui questo tipo di progresso avrebbe portato. L’Uomo stava inquinando aria, suolo e mari a ritmi sempre più sostenuti ma non lo sapeva. Ancora non erano noti, infatti, gli effetti delle sostanze chimiche nocive sulle persone e sull’ambiente.

Con l’avanzare della ricerca scientifica ci si è, però, accorti di ciò che stava accadendo. Diversi fattori, che vanno dagli interessi economici al mero desiderio di potere da parte delle potenze mondiali, sono intervenuti nelle scelte dei singoli paesi. Così, alla salvezza del pianeta non è mai stata attribuita l’importanza dovuta. Il pianeta ha subito danni irreparabili che, a questo punto, solo l’illimitatezza del tempo potrà, probabilmente, riparare.

La scomparsa della biodiversità

“La biodiversità è diminuita di più di un quarto negli ultimi 35 anni”.

Ad annunciarlo fu il WWF nel 2016.

Purtroppo sono notizie drammatiche e allarmanti che evidenziano l’insensibilità e l’indifferenza rispetto al tema ambiente. Come abbiamo già detto, interessi di denaro e potere stanno direzionando il futuro del pianeta. Non di meno, stanno rallentando le attività di coloro che tentano di dare un segnale di svolta positiva verso il cambiamento.

Le cause della diminuzione della biodiversità

Le principali cause della diminuzione della biodiversità sono 4:

  • La crescita della popolazione mondiale che ha avuto come conseguenza l’eccessiva espansione e occupazione del suolo. Tantissimi habitat naturali e foreste, sono stati distrutti dall’opera dell’Uomo sia per edificare che per coltivare.
  • I cambiamenti climatici che modificano il ciclo naturale degli ecosistemi. Innalzamento del livello dei mari, alluvioni, aumento delle temperature provocano costantemente morti ed estinzione.
  • Il commercio di specie selvatiche. Spesso uccidendo illegalmente specie protette a scopo alimentare se ne causa l’estinzione o la rarefazione. Alcuni animali vengono inseriti in un paese diverso da quello di provenienza, invadendone il territorio e causando danni agli animali autoctoni.
  • L’inquinamento. L’avvelenamento di suolo, mare e aria, ha provocato la scomparsa di molte specie animali e ne sta mettendo in pericolo altrettante.
Domanda

Le reazioni globali, da quando ci si è resi conto dei danni effettivamente provocati da pesticidi, combustibili fossili e deforestazione, sono state decisamente pigre. Verrebbe da domandarsi: se fin dall’inizio si fosse conosciuta la gravità del problema, si sarebbe fatto un passo indietro?