Se conoscete il mondo del tessile sostenibile, avrete sicuramente già sentito parlare di Piñatex, materiale nato da un’idea di Carmen Hijosa, imprenditrice spagnola che inizia il suo percorso lavorando nel settore della pelletteria. Il contatto con la realtà crudele e inquinante dell’industria della concia, la porta a prendere la decisione di cambiare strada, seguendo le sue aspirazioni personali e la sua sensibilità, per dedicare tempo e risorse alla ricerca di un’alternativa alla pelle che non comporti violenza sugli animali e non impatti sull’ambiente. Anche la cosiddetta ecopelle, che spesso troviamo nei negozi, non è che un materiale sintetico costituito prevalente mente da PVC, che per quanto non sia di origine animale, impatta comunque sull’ambiente, sugli animali e anche sugli esseri umani. I danni maggiori ai nostri mari provengono, infatti, dalle microplastiche, particelle di plastica visibili solo al microscopio, che vengono rilasciate dai nostri indumenti a ogni lavaggio in lavatrice e che entrano, di conseguenza, nella nostra catena alimentare.

All’età di 62 anni – “perché l’età non conta” afferma giustamente – Carmen si iscrive a un dottorato di ricerca presso il Royal College of Art di Londra dove trova terreno fertile per continuare le sue ricerche. Risultato: in 8 anni di studio e intenso lavoro, supportati da una forte motivazione, legata al desiderio di cambiamento rispetto a una situazione ormai drammatica, dà vita a Piñatex, un tessuto con le stesse caratteristiche della pelle ma completamente vegetale e sostenibile, ottenuto da un prodotto di scarto: le foglie dell’ananas.

Carmen Hijosa, non senza difficoltà in quanto donna, costituisce in Gran Bretagna, l’azienda Ananas Anam, con la quale collabora a stretto contatto con agricoltori delle Filippine, che si occupano della coltivazione dell’ananas e della lavorazione delle foglie dalle quali si estraggono le fibre per la produzione di Piñatex.

Lo slogan di Ananas Anam, nella home page del sito web www.ananas-anam.com, recita: “Il design non riguarda solo il prodotto. Il design riguarda la responsabilità”. La parola responsabilità è essenziale per Carmen Hijosa e implica rispetto dell’ambiente, ma anche delle condizioni lavorative dei coltivatori di ananas che appartengono a popolazioni spesso vittime di sfruttamento.

L’utilizzo delle foglie di ananas, che costituiscono normalmente prodotto di scarto, dà la possibilità agli agricoltori di ottenere un guadagno aggiuntivo su un tipo di coltivazione stagionale e non crea spreco, in quanto la biomassa fogliare residua viene utilizzata come fertilizzante/biocarburante naturale.

La Natura ci offre da sempre la possibilità di una scelta etica che non ne distrugga gli equilibri, per lungo tempo l’abbiamo ignorata, ma ora che è in atto il cambiamento, le aziende che si occupano di tessile sostenibile vanno appoggiate e promosse più possibile. Perché l’inversione di rotta non dipende solo dal mondo imprenditoriale, che deve proporsi sul mercato in maniera consapevole, ma anche da noi che dobbiamo imparare a pensare in linea con queste scelte, adottando uno stile di vita etico che ponga più attenzione in tutto ciò che facciamo, acquistiamo e mangiamo.

Il consumismo ha spianato la strada all’inquinamento, allo sfruttamento, alle disumanità, al materialismo. La superficialità con cui spesso, anche involontariamente scegliamo, arreca danni alla collettività e al pianeta, la consapevolezza è l’arma per distruggere l’industria del petrolio e i dei suoi derivati, l’industria degli allevamenti intensivi e lo sfruttamento del lavoro delle popolazioni in difficoltà.

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