Il castnide delle palme (Paysandisia archon) è un lepidottero appartenente alla famiglia Castniidae di origine sudamericana. È stato introdotto in Europa come conseguenza all’importazione di palme dall’America Meridionale e oggi infesta diverse zone del litorale mediterraneo. Il castnide deposita le uova tra le fibre alla base delle foglie. Alla sua nascita, il bruco effettua una perforazione verso l’interno della palma, e una volta dentro, inizia a scavare gallerie, non abbandonando più la pianta, ormai condannata a morte, fino al raggiungimento dello stadio adulto.

Questo è solo uno degli innumerevoli parassiti trasportati dall’Uomo da un ecosistema a un altro. Il problema è che, mentre nel territorio di provenienza il castnide vive in equilibrio con i propri predatori, non costituendo danno rilevante, in Europa, non esistendo predatori che possano contrastarne l’espansione, il parassita rappresenta una vera e propria piaga a cui dover far fronte. Già anni addietro era giunto fino a noi dall’Asia, il punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineu), altro parassita particolarmente dannoso per alcune specie di palme, di cui è possibile vedere l’azione solo nel momento in cui l’infestazione è in fase ormai avanzata e che ha costretto all’abbattimento di moltissime piante.

I parassiti alloctoni non costituiscono l’unico ostacolo al benessere delle piante, la scomparsa della biodiversità provocata dai cambiamenti climatici e da coltivazioni agricole non diversificate, ha favorito la diffusione dei parassiti a causa della mancanza di animali per la lotta biologica.

Altro enorme danno agli ecosistemi agricoli, è rappresentato dall’uso massiccio di pesticidi, che nel tentativo di contrastare gli organismi nocivi alle piante, fanno al contempo strage di impollinatori.

La salute delle piante viene spesso trascurata o ignorata, ma è facile intuire quanto possa essere rischioso per gli esseri umani un simile comportamento, dal momento in cui, producendo il 98% dell’ossigeno che respiriamo, esse costituiscono praticamente la nostra unica fonte di aria e non solo: ben l’80% del cibo che mangiamo è vegetale.

Proprio per porre l’attenzione globale su questo importantissimo tema, l’assemblea generale delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), ha proclamato il 2020 “Anno Internazionale della Salute delle Piante” (IYPH), riconoscendone il ruolo fondamentale che svolgono per la vita del pianeta e sottolineando la necessità di tutela della salute di tutte le piante per la sicurezza alimentare, l’approvvigionamento di materie prime e la biodiversità, in modo da poter raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Uno dei punti fondamentali dell’IYPH  è la sensibilizzazione delle politiche nazionali, alle quali viene richiesto di responsabilizzare le varie organizzazioni, promuovendo l’uso di metodi di gestione integrata dei parassiti – per mantenere le piante in buona salute e al contempo tutelare l’ambiente – e la ricerca in materia fitosanitaria, in tecniche e tecnologie innovative.

La prevenzione è l’arma più potente: proteggere le piante da malattie e parassiti è molto più economico che affrontare le emergenze fitosanitarie. Spesso le malattie e i parassiti delle piante sono impossibili da debellare e la loro gestione è lunga e costosa.

Per coinvolgere il pubblico, la FAO ha lanciato un concorso fotografico rivolto a fotografi dilettanti e professionisti, che saranno invitati a condividere foto di piante in buona e in cattiva salute.

Inoltre, sul sito web dell’IYPH sono disponibili consigli su ciò che ognuno di noi può fare per tutelare la salute delle piante.